L'isola di Mannar

Dove lo Sri Lanka incontra l'India

Forti, baobab e asinelli

L’isola di Mannar non è quel luogo che colpisce per panorami mozzafiato, non impressiona con monumenti e bellezze architettoniche, non intrattiene con vie colorate e chiassose. Il viaggiatore non si spinge in questa remota isola nel lontano nord-ovest dello Sri Lanka. Perché dovrebbe farlo. Si tratta dell’area più povera (ma in ripresa) del paese, ex roccaforte delle Tigri Tamil durante la guerra civile, e si presenta oggi come un’isola brulla, bruciata dal sole e pervasa da una sensazione di abbandono.

Eppure, la genuina accoglienza di chi la abita, poco abituato ai visitatori stranieri, è autentica e coinvolgente. Le testimonianze del suo passato coloniale portoghese, olandese e britannico, sanno affascinare chi ama ripercorrere la storia del Mondo. Le sue spiagge di soffice sabbia dorata e acque smeraldine, evocano storie e leggende di un isola dove storia e mito si fondono in forme e modi imprevedibili. E poi ci sono i baobab (e i muli). Non troverete questi alberi tipicamente africani in nessun altro posto in Asia se non tra le terrose e polverose vie che percorrono l’isola, lascito dei mercanti arabi che già conoscevano l’isola nei tempi antichi, un tempo centro di lavorazione delle perle.

Antica-cartina

Collegata alla terraferma da una strada sopraelevata, l’isola di Mannar si estende per circa 50 km² nel distretto che prende il suo stesso nome, nell’estremità nord-occidentale dello Sri Lanka, un tempo parte del Regno di Jaffna. Conosciuta nei secoli precedenti come centro di produzione e lavorazione di perle, fu occupata dai vari coloni che si susseguirono in Sri Lanka: portoghesi, olandesi e infine britannici. Oggi invece è la pesca la principale e quasi unica attività di sostentamento, con villaggi di pescatori disseminati in tutta l’isola, mentre la cittadina di Mannar, nella parte orientale dell’isola, è il principale centro abitato.

Foto di una spiaggia sulla destra di color giallino e un alto faro bianco. Alle spalle alberi e palme.

Un isola che dal punto di vista naturalistico è estremamente ricca e diversa rispetto al resto dello Sri Lanka, come dimostrano le tante specie di uccelli che solcano i cieli tra l’isola e la terraferma (da non perdere il Mannar Bird Sanctuary), i diffusissimi asinelli (esiste anche una clinica per loro) e i rarissimi dugonghi che nuotano nelle acque marine. Anche se, probabilmente saranno i diversi alberi di baobab disseminati sull’isola a incuriosire di più, forti delle dimensioni che raggiungono anche i venti metri di circonferenza e quasi settecento anni di età.

Albero di Baobab

Memorie coloniali

Del passato coloniale rimangono alcuni edifici storici ormai in stato di abbandono, tra cui primeggia il Forte Mannar, costruito dai portoghesi nel 1560, distrutto e ricostruito dagli olandesi e conquistato dagli inglesi nel 1795. Dalla forma inconfondibile, mantiene intatte le sue mura e possenti bastioni. All’interno trovano posto solo i resti delle strutture di un tempo, che rendono comunque l’idea di come poteva apparire quando era abitato.

Al centro le mura di un forte coloniale con alcune palme alle spalle. In primo piano il mare azzurro.

Il Doric At Arippu era invece la residenza ufficiale di Frederick North, primo governatore dello Sri Lanka (allora Ceylon) dal 1798 al 1805. Prende il nome per l’utilizzo di colonne in stile dorico e quando era abitato si sviluppava su due piani con una sala da pranzo in grado di ospitare almeno venti persone. Oggi rimangono le rovine, romanticamente in balia dei venti marini e del rumore del mare vicino. Poco distante si trovano i resti del forte portoghese di Arippu.

Residenza del Primo Governatore

Il tempio indù di Thiruketheeswaram Kovil, che ancora non è chiaro a quando risalga (le prime testimonianze compaiono nel 600 A.C.) e il Santuario di Nostra Signora di Madhu risalente al 1670 (una delle chiese cattoliche più antiche dell’Asia), testimoniano come l’area sia stata in passato culturalmente attiva. Il Santuario tutt’oggi è il luogo più importante e visitato dai fedeli di religione cattolica in Sri Lanka (6%).

Il Ponte d’Adamo, dove lo Sri Lanka incontra l’India

Spingendosi verso l’estremità occidentale dell’isola, dove lunghe e ampie spiagge isolate delimitano la fine dell’isola, si riesce a “scorgere” l’India; a poco più di 48 chilometri oltre quel braccio di mare tra India e Sri Lanka chiamato Stretto di Palk. E’ in questi 48 chilometri che sorgeva quello che le due tradizioni (islamica e induista) chiamarono Ponte di Adamo o Rama Setu. Secondo la prima, è qui che Adamo passò mentre raggiungeva lo Sri Lanka, dopo esser stato cacciato dal giardino dell’Eden (sull’isola si trovano anche due tombe dove si dice riposi lui ed Eva). Secondo la seconda, come riportato dal poema epico Ramayana (VI-III° secolo A.C. e I secolo D.C.), il ponte fu costruito dall’esercito di uomini-scimmia del dio Rama, per poter raggiungere la sua amata Sita, rapita e portata in Sri Lanka. Storie e miti si intrecciano, per quello che in realtà è un lungo banco di roccia calcarea e barriere coralline, che fino al XV° Secolo si trovava al di sopra del livello del mare, permettendo di raggiungere (o lasciare) l’India dallo Sri Lanka, a piedi. Di quel ponte naturale oggi rimangono una lunga serie di piccoli isolotti (in uno dei quali passa il confine tra i due paesi, uno dei più piccoli al mondo) e i banchi calcarei e barriere sono ormai sommerse dalle acque marine.

Foto satellitare Mannar

Mannar e non solo

Oltre a visitare l’isola, percorrere le sue polverose vie e incontrare gli abitanti, le coste di Mannar sono apprezzate per chi ama praticare il kite-surf, grazie a venti che spazzano la punta occidentale dell’isola, verso il Ponte di Adamo. Per gli amanti della natura invece, oltre a quanto già citato, merita di essere ricordato il Parco Nazionale di Wilpattu, in realtà nel distretto confinante, ma facilmente raggiungibile. Selvaggio, ricco di fauna e poco turistico rispetto ai parchi nazionali più a sud.

Mannar, l’isola e la zona di terraferma, non sono quei luoghi adatti al turista con grandi aspettative, ma più a quei viaggiatori che sanno apprezzare angoli anche meno “appariscenti”, ma non meno autentici e genuini, dove trovare la storia di un paese, ma anche la sua indole e quotidianità.

Foto aerea di una piccola isola sabbiosa color giallo-ocra, circondata da acque smeraldine e da due kite-surf

Quando andare

Il periodo migliore per visitare Mannar e i suoi dintorni è tra luglio e settembre e tra dicembre e febbraio. Tra aprile e giugno, la vera “estate”, le temperature possono essere molto alte.


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